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The Paper Boy

 

Dal Giornale di Vicenza del 14 settembre 1994

Pink Floyd, uno show futurista

 

La mitica band inizia stasera allo stadio di Torino il tour italiano

Chi nei mesi scorsi aveva espresso dubbi sul fatto che il faraonico tour dei Pink Floyd, che debutta stasera allo Stadio delle Alpi di Torino,potesse ottenere un successo in linea con le aspettative,dovrà ricredersi. Come già in altri paesi europei,anche in Italia la gente sta rispondendo con febbrile entusiasmo all'appello del "Fenicottero Rosa"(non è questa la traduzione di Pink Floyd, che come ben sappiamo sono i nomi dei due bluesman Pink Anderson e Floyd Council, di cui Syd possedeva un disco,ndBD):al punto che, a biglietti ormai quasi esauriti, gli organizzatori, per fronteggiare la forte richiesta,hanno deciso di aggiungere una nuova data a Roma,portando quindi a tre i concerti nella capitale. Il calendario finale della tournèe più attesa dell'anno è quindi cosi composto:dopo il debutto di oggi a Torino,si proseguirà il 15 a udine e il 17 a Modena.Gran finale negli stabilimenti di Cinecittà di Roma il,20 e 21. Ciò che le migliaia di fans italiani già in possesso dei biglietti vedranno sarà uno spettacolo ipertecnologico e futurista,in linea con lo stile di soci che negli show dal vivo hanno sempre puntato ad un forte impatto visivo.Si tratta in totale di circa due ore di concerto,accompagnate da una continua esplosione di luci accecanti e da continui cambiamenti cromatici,che si rincorrono intorno all'arco a nove piani che sovrasta il palco di 56 metri di larghezza e 21 metri di profondità,montato da 400 addetti suddivisi in quattro squadre che lavorano ininterrotamente per 32 ore.Il contrasto intermittente è fornito da 5 laser color oro super potenti. Il palco pesa in totale 700 tonnellate,è costato un milione di dollari(5 milioni per l'intero allestimento scenico) e il regista dello show Marc Brickman lo ha disegnato pensando alla storica sala dell'Hollywood Bowl. "L'unica cosa che manca-ha detto Brickman-è un tetto per coprire il pubblico in caso di pioggia. Non posso dimenticare il concerto , del 5 aprile scorso, quando un temporale violentissimo ha costretto il gruppo a tagliare le canzoni dallo show. È stata la prima volta per loro, in 25 anni". Nonostante questo, la maestosità della produzione resta da capogiro: lo scenario a forma di valva di mollusco comprende oltre 500 luci (tutte mobili e gestite da un computer in grado di regolarne l'intensità), che sono in qualche modo le vere protagoniste dello show, al punto che la band, pur non essendo mai fuori dal campo visivo, risulta molto spesso oscurata. Del resto, come ha detto lo stesso Dave Gilmour,"le persone non vanno a un concerto dei Pink Floyd per osservare i singoli membri della band.Vanno per lo spettacolo.In un certo senso la nostra presenza sul palco è uno degli aspetti meno rilevanti dello show.Siamo solo degli accessori.Il bordo dello scenario da su un proscenio di 18 metri con 625 lucine da pista d'atterraggio che possono essere usate per effetti strobo o lampo. Alla fine della prima parte appare una gigantesca palla di specchi (entrata nel guinness dei primati), e l'orgia visiva è ulteriormente aumentata dal famoso schermo circolare floydiano che misura oltre 10 metri di diametro e sul quale vengono proiettati film classici e nuove immagini. Insomma, una macchina tecnologica di dimensioni incredibili che, lo ha dichiarato lo stesso Brickman"in alcune parti dello spettacolo arriva addirittura a prendere il controllo di se stessa.No si può sempre stare al passo con la tecnologia,ma noi stiamo facendo più di quello che sia mai stato fatto in passato". "Già - conferma Gil-mour - abbiamo sempre avuto la reputazione di una band che non ama le scorciatoie, ed è questo che ci spinge ogni volta a cercare di mettere in piedi il miglior show possibile, senza badare a spese e includendo sempre qualche nuova sorpresa". La scaletta, eseguita oltre che da Gilmour, Wright e Mason, da Tim Renwick e Jon Carin alle tastiere e cori, da Guy Pratt al basso, da Gary Wallis alle percussioni, e dalle tre coriste Durga Mc Broom, Sam Brown e Claudia Fontaine,viene cambiata giornalmente,anche se sostanzialmente i cambiamenti si limitano a qualche inserimento a sorpresa per non scontentare troppo i fan.Nella prima parte comunque (che in molti concerti è stata aperta dall'immortale Shine On You Crazy Diamond) si potranno ascoltare molti pezzi tratti dal nuovo album The Division Bell (che ha toccato la cima di tutte le classifiche di vendita);la seconda è invece aperta dal classico Astronomy Domine,che porta la firma di Syd barrett (la mente oggi sconvolta dalla schizofrenia,dal primo nucleo della band, responsabile dello splendido primo album The Piper At The Gates Of Dawn, del '67, a detta di molti ancor oggi il miglior disco dei Floyd) e riserva numerosi classici quali Wish You Were Here,Another Brick In The Wall e, dal loro disco più venduto di sempre , The Dark Side Of The Moon, salteranno fuori Time,Money, Breathe. L'omaggio a Syd Barrett suggerisce un riavvicinamento alle tematiche psichedeliche care al primo periodo della band, che si materializza anche attraverso un sound studiato per "circondare" l'intera arena attraverso echi ed effetti.

Claudio Andrizzi

 

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Dal Corriere della Sera del 14 settembre 1994

Pink Floyd, il gran luna park è qui

 

Ventiduemila fans milanesi dei Pink Floyd,che ieri hanno dovuto affrontare estenuanti code in autostrada per poter ammirare il loro gruppo favorito, ringraziano di cuore chi comanda a Milano e chi gestisce lo stadio di San Siro per non aver ospitato nella capitale morale il più grande concerto dell'anno. Detto questo benvenuti al grande luna park musicale dei Pink Floyd che ieri sera hanno aperto allo Stadio delle Alpi di Torino, davanti a 70000 spettatori, la loro tournèe italiana che proseguirà a Udine (Stadio Friuli,domani), Modena (sabato,festival Nazionale dell'Unità) e a Roma (Cinecittà 19,20 e 21 settembre). Oggi, giorno libero da concerti in Italia,David Gilmour,chitarra e voce,Nick Mason, batteria e Richard Wright,tastiere e voce,si svagheranno a Trieste per loro espresso desiderio. Ieri sera intanto hanno stupito ancora una volta con laser, fuochi artificiali,suoni ad alta tecnologia. L'unico vero megaconcerto di questa stagione (che per la musica dal vivo non sembra andare troppo bene) ha visto migliaia di fans commuoversi coi più grandi successi dei Pink Floyd come One Of These Days (da Meddle 1971), Breathe o Us and Them da The Dark Side Of The Moon del 1973. Questo spettacolo dei Pink Floyd è una parata, dal gusto quasi circense, di immensità tecnologica, fra effetti quadrifonici, nebbie e tuoni. Effetti che cominciano, con un realistico cinguettar di uccellini e suoni di campane, ancor prima del concerto vero e proprio. Il terzetto,affiancato da una band di otto elementi comprese tre coriste, agisce al centro di un palco grandissimo, quasi una conchiglia, dentro il quale si libra un immenso cerchio di luci e di immagini ad alta definizione. Il fronte basso del palco è costituito da migliaia di fari bianchi comandati da un computer. Che a volte infiammano la scena, altre volte disegnano parole o geroglifici. Altri effetti speciali lasciano a bocca aperta la folla: per esempio One Of These Days fiammate vere avvampano ritmicamente sul palco,mentre due giganteschi cinghiali gonfiabili si affacciano da due torri laterali; il finale di Comfortably Numb vede apparire al centro dello stadio un'immensa sfera rotante che sfrangia in milioni di macchioline la luce dei proiettori. Poi il globo si schiude prima nella parte inferiore,poi in quella superiore,come un'arancia sbucciata da mani magiche. Ma al di là degli aspetti visivi, trionfa ancora quel pop sinfonico, che fu,fin dalla fine degli anni '60, caratteristica dei Pink Floyd, uno stile musicale in cui il gruppo sublimava le grandi utopie di quegli anni. Finiti i figli dei fiori, i sogni dell'acido e della marijuana, la musica di capolavori come The Dark Side of The Moon, non a caso presente con parecchi brani nell'attuale show, funziona e trascina anche oggi. Forse perchè è una musica pittorica, che si collega sempre a sentimenti di grande respiro. Il primo tempo è apparso più rock,più fluente, più enfatico che alla prima di Lisbona e gli effetti speciali sono apparsi meglio distribuiti: sono partiti con Astronomy Domine e subito dopo Gilmour si è rivolto al pubblico in buon italiano. Fantastica l'atmosfera durante On The Turning Away e la sinfonica The Great Gig In The Sky dove tutto il pubblico, educato e intelligente, ha acceso migliaia di lumini. Buona anche l'idea di aprire la seconda parte con Shine On You Crazy Diamond, rimandando cosi l'apparizione della ruota luminosa. Rispetto all'ultimo tour ( e anche al debutto di Lisbona) i Pink Floyd sono apparsi più generosi e impegnati sul piano musicale, più chiari e sintetici nell'impasto e negli arrangiamenti e anche meno nascosti dall'immenso apparato popolato da corpi celesti e immagini enigmatiche. Nonostante l'uscita di Roger Waters e il frantumarsi dei presupposti ideologici i Pink Floyd sono riusciti a rimanere credibili sostituendo ai colori psichedelici della malattia collettiva di allora i bagliori della follia del mondo contemporaneo soprattutto in album come The Wall(1979) e A Momentary Lapse of Reason (1987), non a caso ampiamente rappresentato nel concerto che invece dispensa con parsimonia le canzoni del recente The Division Bell, giudicato manierista dai critici ma piaciuto alla gente. Nel gran circo resta la certezza che dietro canzoni cone Shine On You Crazy Diamond,Learning to Fly, Time, Money,Another Brick in The Wall, vibri ancora quel mal di vivere che ha fatto trionfare il pop sinfonico dei Pink Floyd. Successo trionfale.

Mario Luzzato Fegiz