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The Paper Boy

 

IS THERE ANYBODY OUT THERE?

 

Jonathan Park

 

 

 

Col tempo ho convenuto alle idee di Roger per allestire lo spettacolo e i progetti di Gerald Scarfe erano praticamente completi. Il mio lavoro, insieme a Mark Fisher, era di trasformare le idee in realtà: trovare la soluzione in modo che noi potessimo ricrearle con successo sul palco. Penso che ciò che ci colpì era che fosse una grande opportunità per fare qualcosa di nuovo, sfrontato e meraviglioso. Qualcosa su grande scala teatrale. L'idea effettiva di messa in scena era eccezionalmente semplice e ci siamo mossi abbastanza rapidamente per renderlo attuabile. Mark lavorava sul progetto di creare gli oggetti gonfiabili (l'insegnante che cammina, la moglie, ecc) modellati e costruiti dai disegni di Gerald, mentre io mi occupavo del muro e del problema di come costruirlo e abbattere durante lo spettacolo. La cosa giusta da fare in tournée con uno spettacolo è che devi essere in grado di muoverti abbastanza facilmente. Non posso ricordare quanti mattoni alla fine ci fossero necessari per la costruzione, ma diciamo quattro o cinquecento. Quello presentava una immediata difficoltà logistica, mi ero divertito con l'idea di unire dei pannelli di compensato per fare i mattoni, ma mi son reso conto che questo li rendeva troppo pesanti e avevamo già scartato qualsiasi cosa realizzata in modo cosi eccessivo. La soluzione ci è infine venuta in un pub. Qualcuno ha ricordato improvvisamente che le scatole di cartone sono consegnate in pacchi piatti, e in seguito sagomate. Mark è andato via per calcolare i dettagli (come sistemare le scatole insieme per l'attuale metodo di costruzione), ha quindi fatto un bel pò di ricerca per trovare del cartone che fosse sia durevole che refrattario. Intanto, ho provato a ideare modi in cui il muro potesse essere costruito sul palco. I muratori dovevano essere in grado di andare sù e giù cosicché avevamo bisogno di alcuni meccanismi che potessero alzarsi ad un'altezza di 25 piedi (8 metri circa, ndBD). Gli elevatori standard usati in quei giorni erano paranchi genie fatti da una società a Seattle. Sono andato laggiù, ho dormito in tenda nell'ufficio dell'amministratore delegato per quattro o cinque settimane e ho riprogettato i paranchi in modo che potessi unirli insieme per fare piattaforme idrauliche che si alzavano e potessero salire all'altezza necessaria. Il muro doveva anche crollare negli spettacoli e ci siamo resi conto che se l' avessimo buttato giù solo da sopra avrebbe schiacciato la prima fila del pubblico. Doveva essere tirato giù dall'alto, così su uno dei paranchi telescopici abbiamo costruito un battente, un braccio che potevi programmare per colpire i mattoni verso il basso. Questo funzionava su un sistema di cilindri pneumatici che ho ideato. Il punto è che le settimane sarebbero passate per trovare soluzioni o progettazioni architettoniche a diversi problemi e il processo era estremamente soddisfacente.
Ci furono solo 29 spettacoli di The Wall ed io non ne vidi mai uno dal davanti. Tuttavia sentivo sempre "l'elettricità". Esserne coinvolto ti dava l'impressione di contribuire a creare una specie di leggenda. Poi aveva anche quel poema epico ed epocale che fa qualità.

 

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